Illuminazione fotografica, imparare a catturare la luce!

Illuminazione fotografica, imparare a catturare la luce!

Catturare la luce per immortalare un luogo. Da sempre gli scatti più celebri, universalmente riconosciuti come i più belli, sono quelli eseguiti in luce ambiente naturale. Solo in questo modo, infatti, si possono preservare l’attimo e l’ambiente che desideriamo cogliere e portarli a casa con noi.

Illuminazione fotografica, imparare a catturare la luce!

Fotografare luce ambiente, perché?

Fotografare luce ambiente è senza dubbio un metodo affascinante, poiché ci consente di respirare la naturalità e l’aurea del momento, di avvertire il clima che si sta vivendo in quel preciso istante. Fino a pochi anni fa non esistevano molte possibilità di sensibilità della pellicola, tanto che i fotografi erano costretti a portare la propria attrezzatura in ogni ambiente, trascinandosi dietro illuminatori, flash e ogni altro macchinario utile a ottenere l’agognato scatto.

Oggi, invece, riusciamo perfino a fotografare poca luce, cogliere con il solo utilizzo delle nostre macchine anche le immagini in ombra. Si tratta di una conquista importante, poiché in questo modo si restituisce nella foto tutto il vissuto del luogo. Nulla come la luce, infatti, riesce a descrivere il momento che stiamo fotografando, sia che si tratti di luce di interni che di esterni.

 

Leggere la luce, in che modo?

Per saper fotografare in una condizione di illuminazione particolare bisogna essere bravi a saper leggere la luce nella maniera più opportuna, eseguendo un corretto controllo dell’esposizione. Il controllo dell’esposizione in fotografia è riferito al tempo durante il quale l’elemento sensibile, ossia la pellicola o il sensore elettronico, resta esposto alla luce che passa attraverso l’obiettivo.

L’esposizione si misura in EV, il valore di esposizione, ed è determinata con l’ausilio dell’esposimetro. Per misurare luce ambiente bisogna avere chiaro, in primo luogo, il concetto di misura esposimetrica e i tre parametri che la determinano: sensibilità della pellicola, diaframma, tempo.

 

La misura esposimetrica

Impostare la giusta misura esposimetrica significa capire e impostare la macchina fotografica in maniera tale che la luce a disposizione permetta di impressionare la pellicola. Per impostare correttamente la macchina fotografica è necessario tenere sotto controllo tre caratteristiche:

  1. La prima caratteristica risiede nella sensibilità della pellicola, che oggi coincide con la sensibilità del sensore, ossia l’elemento preposto per registrare l’immagine. Questa sensibilità viene misurata con un acronimo, il cosiddetto Iso. Minore è il numero di Iso e meno sensibile è la fotocamera alla luce. Ad Iso bassi la fotocamera restituisce immagini molto definite, quindi anche qualitativamente migliori. Se la luce non è però sufficiente, allora si deve scegliere di scattare ad Iso più elevate. Questo rende il sensore più sensibile alla luce, ma fa aumentare la grana (rumore digitale) sull’immagine scattata.
  2. La seconda caratteristica è rappresentata dal diaframma di lavoro, che coincide con l’apertura dell’obiettivo. Il diaframma, infatti, è il meccanismo usato per regolare la quantità della luce che attraversa l’obiettivo in maniera analoga all’iride dell’occhio umano. Si presenta come un insieme di lamelle a ventaglio inverso che chiudono l’apertura del sistema ottico, fino alla sezione minima. Naturalmente, più si apre l’obiettivo e maggiore è la luce che si riesce a far passare.
  3. La terza e ultima caratteristica consiste nel tempo con cui viene esposta la pellicola. La luce che raggiunge il sensore è misurata dall’esposimetro interno della fotocamera. La risultante di tale misurazione è espressa dall’asticella nel mirino della fotocamera.

Questi tre parametri, impostati insieme, consentono di ottenere la misura esposimetrica. Una misura che possiamo rappresentare con il triangolo esposimetrico. Chi intende effettuare uno scatto in luce ambiente deve muoversi su questa triade, regolando i parametri in base alle esigenze del tipo di foto.

Triangolo Esposimetrico

Relazione tra ISO, Diaframma e Tempo di scatto.

 

I parametri della misura esposimetrica, come gestirli

Quando vogliamo eseguire uno scatto in luce ambiente, il primo parametro che dobbiamo impostare è la sensibilità della pellicola. Se si usa un parametro basso, si otterrà un’immagine molto definita ma, al tempo stesso, avremo bisogno di molta luce. In concreto, quindi, a un’elevata definizione di immagine corrisponderà altrettanta necessità di luce.

Se, invece, usiamo Iso molto elevati, l’immagine sarà impressa con tanto ‘rumore’, come si dice in gergo, ossia la grana sarà troppo pesante. Basta poca luce per impressionare la pellicola, quindi perdo la definizione ma ho un effetto di illuminazione maggiore.

Rumore sull'immagine ad ISO elevati

Effetto del rumore sull’immagine

Se chiudiamo il diaframma, passa meno luce ma si ottiene anche una profondità di campo importante. Se, invece, apriamo molto il diaframma, entrerà tanta luce ma avremo una corta profondità di campo. A seconda della tipologia di foto, quindi, useremo una profondità di campo bassa o elevata.

Apertura di Diaframma e Profondità di Campo

Differenze di profondità di campo alle diverse impostazioni del diaframma

 

I tempi

Un concetto da tenere sempre bene a mente è rappresentato dai tempi. Una volta stabilita la velocità della pellicola e la profondità di campo, dobbiamo misurare il tempo che ci viene indicato come risposta dalla stessa macchina fotografica.

Ma che cosa si intende con questo termine in campo fotografico? E’ presto detto.

Il tempo di esposizione, o tempo di scatto o di posa è in fotografia il tempo durante il quale l’otturatore della macchina fotografica rimane aperto per permettere alla luce di raggiungere la pellicola o il sensore. In combinazione col diaframma, permette di regolare la giusta quantità di luce per ottenere una fotografia ben esposta.

Se andiamo a controllare l’asticella che si trova nel mirino, quindi, vedremo che sarà possibile scattare l’immagine solo quando la misura dell’esposizione si troverà a zero. Di conseguenza, il tempo è una risultante.

Asticella a "0" con esposizione corretta

Immagine che mostra l’asticella interna della fotocamera quando l’esposizione è corretta

 

Pro e contro dei parametri di misura esposimetrica

Muoversi tra i tre parametri della misura esposimetrica ha i suoi pro e contro. Se la risultante di questa misurazione è un tempo troppo basso, rischiamo di ottenere un’immagine mossa. Se, invece, usiamo una sensibilità eccessivamente elevata, otterremo una grana troppo presente. Di conseguenza, dobbiamo trovare la giusta triade, anche in funzione dell’immagine che vogliamo scattare.

Possiamo muoverci liberamente tra questi parametri. Se decidiamo di chiudere il tempo di 1 STOP, ad esempio passiamo da 1/15 di secondo a  1/30, abbiamo bisogno di più luce e, per ottenerla, possiamo scegliere se aprire il diaframma di 1 STOP oppure aumentare la sensibilità di una pellicola, sempre di 1 STOP.

Supponiamo, ad esempio, che la misura esposimetrica a 100 Iso sia data da un diaframma a F8.0 e da un tempo di 1/8sec. Se ho bisogno di più tempo passo a scattare ad 1/30 di sec, ma devo recuperare questi 2 STOP di sottoesposizione agendo sugli altri due parametri. Posso lasciare invariata la sensibilità e apro di 2 STOP il diaframma, andando ad operare a F4.0. Risultato? Stessa esposizione, ma con un’altra coppia tempo-diaframma.

Esempio di Coppie tempo diaframma equivalenti

Esempio di Coppie Tempo-diaframma equivalenti per la stessa esposizione

La coppia tempo-diaframma

In concreto, se cambiamo i parametri significa che abbiamo modificato la coppia tempo-diaframma. Stabilita la coppia tempo-diaframma a una sensibilità della pellicola possiamo muoverci come desideriamo, regolando in maniera opposta il tempo oppure il diaframma. Ovvero, utilizzando le diverse coppie tempo-diaframma cosiddette equivalenti.

Coppie Tempo-Diaframma equivalenti: esposizioni

Diverse esposizioni per Coppie Tempo-Diaframma equivalenti

 

Misurare luce ambiente, un fascino senza tempo

Supponiamo ora di essere in una situazione di luce ambiente. Come possiamo iniziare a misurare?

E’ a questo punto che ci viene in aiuto il vecchio espositore di carta, un punto di riferimento che i nostri avi fotografi prendevano come parametro per considerare la giusta esposizione e confrontarla con quella della macchina fotografica.

Ve lo ricordate?

Esposimetro di Carta Kodak

Esposimetro di carta contenuto nell’interno delle scatole dei rullini fotografici Kodak

A Iso 100, con 1/125 di secondo, se abbiamo sole pieno possiamo impostare il diaframma a F22, se invece ci troviamo in presenza di ombre scendiamo a F16, e il cielo sopra la nostra testa è nuvoloso scendiamo a F11 e infine, se siamo addirittura in ombra, scendiamo a F5 o F6.

Ed è così che, dal passato in bianco e nero, ci giunge un aiuto per il nostro presente a colori…

…e rigorosamente in luce ambiente!

 

 

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